25 February 2017
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    I trentenni di oggi meritano rispetto

    I trentenni di oggi meritano rispetto è stato modificato: 2015-02-12 di Cecilia Russo

    Il rapporto Eurostat di domenica dice che un trentenne su due vive a casa con i genitori. Tutti bamboccioni? No, c’è un altro grosso problema.

    Si leggono sempre più spesso, anche su giornali autorevoli, critiche all’attuale generazione di trentenni; persone che, stando a qualche descrizione un po’ semplicistica, sarebbero infarcite di puro nozionismo e non conoscerebbero la vera essenza delle cose, ma forse non tutti si rendono conto di cosa stia pagando questa generazione.

    Il rapporto Eurostat.
    Domenica scorsa, Eurostat ha pubblicato nuove statistiche sulla condizione dei giovani italiani di età compresa tra i 18 ei 34 anni. Ben il 65,8% di loro vive a casa con i genitori, il che significa 7 milioni di persone che, per età anagrafica, potrebbero costruire nuovi nuclei famigliari ma non lo hanno fatto. Tolti i diciottenni e i ragazzi ai primi anni di università, è interessante il dato che riguarda i giovani dai 25 anni in su: il 49,4% di loro vive con almeno un genitore, il numero è salito del 5% rispetto al 2008. Il confronto con l’Europa, come spesso accade, è impietoso: la media Ue è del 28,8%, addirittura in Danimarca il dato precipita all’1,4%. Allora la questione che emerge con forza è sempre la stessa: basta il lavoro per andare via di casa? No. E non basta anche perché è crollata la percentuale dei 25-34enni con un impiego a tempo pieno: 43% nel 2013 a fronte del 53% del 2008.

    I titoli non bastano.
    Questa è, però, una generazione plurititolata: lauree, master, stage; in molti casi si parlano più lingue, ma dopo anni di studi si sono visti proporre concorsi come quelli per i dottorati o per i TFA degli insegnanti, dove per pochissimi posti si presentavano migliaia di pretendenti. Il TFA, ad esempio, è quasi un inganno: per accedere a un tirocinio viene chiesto di superare 3 prove dai contorni assurdi, al termine delle quali toccherà pagare quasi 3000 euro e, dopo un anno di tirocinio gratuito (i lavoratori non pagati, di solito, vivono d’aria) non ci sarà nemmeno un posto di lavoro, ma l’ennesimo titolo, cioé l’abilitazione all’insegnamento.

    Si resta, nonostante tutto.
    Una generazione troppo qualificata per fare lavori “umili” e con poche esperienze per aspirare a incarichi importanti. Ai trentenni viene chiesto di inventare delle professioni, ma per fare impresa non si può costruire qualcosa partendo da un reddito zero con una totale sfiducia nel tuo Paese. Nonostante questo, però, molti sono rimasti in Italia e hanno continuato a studiare, impegnarsi e resistere, aspettando tempi migliori. Qualche previsione economica dice che i trentenni di oggi arriveranno alla pensione (forse) a 70 anni guadagnando ben 400 euro al mese.

    Un limbo generazionale.
    Con cifre del genere come si può pensare di creare nuove famiglie? Se vuoi investire su te stesso non puoi anche mantenerti, oramai è un assioma incontrovertibile. Altro che “bamboccioni” o “choosy”, i trentenni di oggi vivono un enorme limbo generazionale, non sono grandi abbastanza (in termini economici) per costruirsi un futuro, non sono abbastanza piccoli per proteggersi da chi pretende da loro risultati immediati e cospicui. Certo, ci sono anche i trentenni che hanno rinunciato a combattere, che tutto sommato stanno bene a casa con i genitori e che sì, vorrebbero un lavoro, ma se non ce l’hanno va bene uguale. Esistono trentenni così, come ne esistono tra i quarantenni e i cinquantenni, ma eccezioni di questo tipo non possono descrivere un’intera generazione.

    Le competenze a disposizione.
    C’è tanto sconforto, ma una speranza resta, e parte da una consapevolezza che nessuna riforma potrà eliminare. Questa generazione sa vivere con pochissimi soldi, sa inventare, sa comunicare e fare rete con il mondo. Questo è un valore aggiunto che si è costruito negli ultimi anni di crisi e che tutti i trentenni con un po’ di sale in zucca posseggono, deve solo arrivare il momento nel quale potrà essere pienamente utilizzato.

    Cecilia Russo e Paolo Morelli

    Foto: livesicilia.it

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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