22 August 2017
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    Triangle, parabola del lavoro oggi

    Triangle, parabola del lavoro oggi è stato modificato: 2014-12-31 di Cecilia Russo

    Premio Cipputi al 32° Torino Film Festival, “Triangle”, di Costanza Quatriglio, è un crudo confronto tra le condizioni di lavoro tra oggi e un secolo fa.

    «Barletta, 2011: a cento anni dall’incendio della Triangle, avvenuto a New York nel 1911, le operaie tessili pugliesi muoiono per il crollo di una palazzina che ospita un maglificio irregolare. Estratta viva da quelle macerie, Mariella assume su di sé tutto il peso del mondo. Con lei viviamo il ritorno alla condizione preindustriale e la necessità di un nuovo inizio, ma anche l’irriducibile orgoglio di chi sa che far bene il proprio lavoro è il gesto più compiuto di ogni essere umano».

    Il premio.
    Triangle ha appena ricevuto il Premio Cipputi, che viene conferito ai film che meglio trattano la tematica del lavoro, mostrandone la realtà quotidiana, fatta di impegno, difficoltà e sacrificio. La Giuria, composta da Francesco Tullio Altan (l’autore di Cipputi, il personaggio delle note vignette, che dà il nome al premio), Antonietta De Lillo e Carlo Freccero ha motivato il premio così: «per la sua capacità di intrecciare in maniera non rituale, storie che si legano in un filo che danno continuità alla memoria del tempo. Il tutto con un’idea forte di regia, attraverso la storia di un personaggio “unico”. Un documentario che dimostra quanto ci sia bisogno di immagini che facciano riflettere lo spettatore».

    Una premessa.
    La regista, Costanza Quatriglio, nata a Palermo nel 1973, ha esordito nel lungometraggio con L’isola, selezionato alla Quinzaine des réalisateurs di Cannes nel 2003 e vincitore di numerosi riconoscimenti. Dopo aver realizzato numerosi documentari, ha portato al 32° Torino Film Festival il documentario Triangle, che unisce l’incendio alla fabbrica newyorkese Triangle avvenuto nel 1911, con il crollo di un maglificio a Barletta nel 2011.

    Il lavoro era iniziato nella primavera del 2012 con l’idea di realizzare un documentario sui materiali d’archivio, poi la regista, riflettendo sul fatto che il crollo di Barletta fosse avvenuto pochi mesi prima, nell’ottobre 2011, ha capito che i due eventi dovevano essere messi in relazione.

    In entrambe le vicende sono morte operaie, ma la regista dice di non aver pensato alla questione femminile, quanto agli esseri umani, ai lavoratori: «certo – ha spiegato – occorre ammettere che le donne sono spesso la parte più fragile sia della fabbrica taylorista che in quella di Barletta, dove le donne lavoravano in nero».

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    Il film.
    Sicuramente la comparazione di questi due eventi rischiava di essere pericolosissima, anche perché, arrivata a Barletta, la regista si è dovuta confrontare con il fatto che lì la vera questione, per la popolazione era il crollo del palazzo, tutti sostenevano che la vera questione fosse il crollo del palazzo, non il lavoro nero. Molti affermavano che se le donne fossero state in regola il palazzo sarebbe crollato ugualmente.

    Nel documentario sono state eliminate tutte le certezze e non c’è nessun giudizio di merito, c’è solo la volontà di raccontare due storie. La regista ha chiarito: «Triangle è anche la figura che nasce dall’unione delle linee invisibili che collegano i due poli della nostra storia: il lato ascendente inizia il 25 marzo 1911 a New York e prosegue per il taylorismo, il fordismo, le lotte e le conquiste del Novecento; quello discendente inizia il 3 ottobre 2011 a Barletta, il giorno in cui a crollare non è solo una palazzina, ma un’intera civiltà. Qui “postglobalizzazione” è sinonimo delle rovine sotto cui hanno perso la vita tanti nuovi schiavi. Il terzo lato è lo spazio vuoto: ciò che non appare ma è reso visibile da quell’esperienza puramente espressiva che solo il cinema può dare».

    Da Barletta emerge un vuoto, un’assenza. Spesso gli operai qui non avevano coscienza dei loro diritti e dei loro bisogni. È paradossale che se nel 1911 in seguito all’incendio ci siano state proteste, nuove leggi di tutela del lavoro, come le leggi antincendio, sembra che dopo il crollo del maglificio, in Puglia non ci sia stata la presa di coscienza del dramma dell’evento e delle responsabilità e Mariella, sopravvissuta, lo testimonia nel documentario. La donna è fiera della sua condizione di operaia, del rapporto esclusivo che ha con la macchina da cucire. Per Mariella l’unico antidoto allo sradicamento è la musica e in particolare la canzone napoletana. Il suo orgoglio e la possibilità che le viene data di fare bene il suo lavoro sono per lei una speranza.

    Ciò che non cambia nelle due tragedie è chi lavora e il rapporto che c’è tra la macchina, in entrambi i casi, e la gioia di vivere di queste operaie. La regista ha sottolineato che oggi, purtroppo, manca il conflitto e il datore di lavoro è visto come un fratello che “concede” la possibilità di lavoro. È evidente, attraverso la storia di Mariella, che nel 2011 manca una fase progressiva del lavoro.

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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