23 June 2017
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    TTIP: la resa dei conti

    TTIP: la resa dei conti è stato modificato: 2015-07-09 di Christopher Rovetti

    Il Parlamento Europeo vota le raccomandazioni cui dovranno attenersi i rappresentanti della Commissione nei prossimi round negoziali del TTIP, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti.

    È una storia lunga quella del Trattato transatlantico sulla libera circolazione delle merci e degli investimenti (TTIP), una storia iniziata il 18 giugno del 2013 in una ridente cittadina dell’Ulster chiamata Lough Erne. Obiettivo primario di coloro che decisero di avviare i negoziati sul trattato, l’UE e gli Stati del Nord America (Canada e Stati Uniti), era quello assai ambizioso di migliorare gli scambi commerciali e l’afflusso di investimenti fra le due sponde dell’Atlantico al fine di permettere il rilancio dell’economia globale dopo anni di crisi economica.

    Due lunghi anni di trattative.
    A due anni di distanza, il Parlamento Europeo è stato chiamato a esprimersi sulla possibilità di proseguire le trattative con Washington e Ottawa e in particolare a dettare le linee guida per i futuri round negoziali (il prossimo si terrà a Bruxelles dal 13 al 17 luglio), che saranno condotti dai rappresentanti della Commissione. Finora sono stati portati a termine nove round negoziali, che hanno visto i rappresentati di entrambe le parti lavorare alacremente per realizzare una bozza quanto più completa possibile da sottoporre all’esame del Parlamento Europeo. Pur non essendo una decisione definitiva quella che il Parlamento è stato chiamato a prendere, è innegabile che il rischio fosse che le raccomandazioni dell’aula di Strasburgo potessero influire non poco sul testo finale del trattato, fino a svuotarlo completamente di efficacia rendendolo, nella peggiore delle ipotesi, del tutto inutile.

    La discussione parlamentare.
    Un primo rinvio della votazione c’era stato il 14 giugno scorso, quando era stato deciso di inviare nuovamente in commissione commercio la bozza delle raccomandazioni sulla quale il Parlamento avrebbe dovuto votare. Di fatto, i 120 emendamenti presentati dai parlamentari di Strasburgo preoccupavano non poco la Commissione Europea, in particolare il commissario al commercio Cecilia Malmström, che temeva che una votazione su un così alto numero di emendamenti potesse ridurre la libertà di manovra dei negoziatori dell’Unione.

    Dopo tre settimane di trattative serrate, ieri, 8 luglio, il documento è tornato in aula per essere finalmente votato dal Parlamento riunito a Strasburgo in sessione plenaria. Con 436 voti favorevoli, il Parlamento Europeo ha approvato le raccomandazioni dirette alla Commissione e ha garantito il proprio appoggio a un trattato che risulti forte, trasparente e in linea con i principi europei sulla sicurezza delle merci e sui diritti dei lavoratori.

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    Il commissario europeo al commercio Cecilia Malmström  (fonte: regjieringen.no)

    Le numerose perplessità.
    Fin da subito il Trattato transatlantico in materia di commercio e investimenti ha suscitato non poche polemiche e la Commissione Europea, prima promotrice dell’accordo, si è trovata a far fronte alle critiche di molti rappresentanti nazionali e di molte categorie economico-produttive, preoccupati che il mercato comune fosse invaso da nuovi concorrenti che non fossero costretti a rispettare i rigidi dettami dell’Unione in materia di sicurezza delle produzioni e diritto del lavoro.

    Particolarmente preoccupati per il proseguo dei negoziati per il TTIP sembrano essere anche i rappresentati nazionali dell’associazione Slow Food, che hanno formalmente chiesto alle istituzioni europee di bloccare le trattative in corso e di ripensare all’ipotesi di un trattato tanto invasivo per la vita dei cittadini. Carlo Petrini, presidente di Slow Food Italia, si è detto assolutamente contrario al TTIP, sottolineando come un accordo del genere deregolamenterebbe a tal punto la materia da danneggiare inevitabilmente i più svantaggiati dal punto di vista economico, a favore delle grandi multinazionali.

    L’altro punto spinoso sembra essere quello delle controversie fra stati e investitori privati, che rappresenta una fattispecie giuridica da sempre molto problematica e per la quale, il Parlamento ha specificatamente chiesto un accordo quanto più bilanciato possibile al fine di garantire, da un lato, il rispetto degli obiettivi di politica pubblica e, dall’altro, il buon esito degli investimenti privati.

    Il futuro del trattato.
    Tuttavia, dopo il voto parlamentare il percorso per giungere a un testo definitivo dell’accordo sarà ancora lungo e difficoltoso. In ultima istanza, il Parlamento e il Consiglio UE dovranno esprimersi sul trattato e, visto il dissenso diffuso, il loro sì appare tutt’altro che scontato. Durante il vertice di Lough Erne, l’allora Presidente del Consiglio italiano Enrico Letta disse che il TTIP avrebbe giovato in particolar modo all’Italia. E in effetti il Paese, con il suo spirito manifatturiero e una forte necessità di investimenti stranieri, avrebbe proprio bisogno di una simile spinta per uscire dalla stagnazione economica che da anni ne affossa la ripresa. Solo che poi tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, anzi l’oceano, l’Atlantico, che con le sue onde potrebbe spazzare via qualsiasi cosa buona possa essere generata da questo nuovo trattato.

    Del resto, non sarebbe la prima volta che le due sponde dell’Atlantico tentano di dialogare cercando di portare a casa accordi sulle materie più disparate. Al momento ci sono riuscite solo con la NATO che però, a ben vedere, è un accordo assolutamente sbilanciato a favore di Washington, che appare da sempre l’unica al comando dell’Alleanza Atlantica. Visti questi chiari di luna, c’è solo da augurarsi che in quest’occasione la Commissione Europea si sia ricordata di dare ai negoziatori nordamericani i suoi contatti di Bruxelles o altrimenti, ancora una volta, a Washington si chiederanno quale numero devono comporre per parlare con l’Europa.

    Foto in copertina: manifestanti contro il TTIP (fonte: unitedyouthjournalists.com)

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    Christopher Rovetti

    Christopher Rovetti, toscano, classe 1984, laureato in Relazioni Internazionali all'università di Pisa. Apprendista scrittore e aspirante giornalista con una passione smisurata per il cibo, la lettura e i viaggi. Al momento collabora come blogger con la rivista Switch Magazine.

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