22 September 2017
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    Tutto il Premio Strega in un libro

    Tutto il Premio Strega in un libro è stato modificato: 2015-02-04 di Sara Bauducco

    Il Premio Strega finisce in un libro, che non riceve il prestigioso riconoscimento, fa molto di più: racconta tutti gli altri premi.

    «Ci sono vittime consapevoli e carnefici delicati, ma non facciamo nomi. Nel romanzo si raccontano bene le dinamiche con cui i libri entrano allo Strega»: così lo scrittore Mario Baudino ha introdotto il romanzo – memoir La polveriera di Stefano Petrocchi (edito da Mondadori) al Circolo dei Lettori, il 21 gennaio. «Il Premio Strega è un pezzo di storia italiana e di identità culturale. La grande bellezza è nella cronaca nera del Premio» ha proseguito Baudino. Alla presentazione, oltre all’autore, hanno partecipato quattro scrittori torinesi che hanno corso per lo Strega: Alessandro Barbero, Alessandro Perissinotto, Fabio Geda e Elena Varvello.

    Tutto il Premio in un libro.
    Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci che gestisce il noto e prestigioso Premio Strega, ha deciso di strutturare il libro come un romanzo intrecciando memorie e mistero, dedicando ampio spazio alla descrizione della storia e delle dinamiche del Premio in una narrazione che giunge fino al 2007: «Mi sono soffermato sull’edizione del 1968 con il grande rifiuto di Pasolini che ha segnato un momento di crisi dal quale ci è voluto un po’ per riprendersi – ha tratteggiato l’autore –. Comunque, la fortuna del Premio dipende dalla qualità dei libri». È lo stesso Premio ad essere denominato “la polveriera”: «È cresciuto nel tempo, passando in pochi anni da 170 giurati a circa 400: questo è il suo potere».

    Petrocchi descrive la figura del “Capo”, “materia grigia del Premio”, la regista laureata in matematica Anna Maria Rimoaldi che l’ha ereditato dalla Bellonci e diretto dal 1986: «Forse il suo cruccio è non aver fatto vincere Calvino» ha accennato Petrocchi.

    La parola agli scrittori.
    Per comprendere lo Strega occorre parlare con gli scrittori che vi hanno partecipato e questo è stato il valore aggiunto dell’incontro che ha visto protagonista una bella quartina di nomi. Alessandro Barbero, che ha vinto la 50esima edizione del Premio nel 1996 con il romanzo storico Bella vita e guerre altrui di Mr Pyle, gentiluomo pubblicato da Mondadori, ha sottolineato che «vivere lo Strega è diverso a seconda dell’editore con cui ci vai e delle forze che si scatenano intorno». Lo storico ha ripercorso il suo arrivo in Mondadori, accompagnato da Aldo Busi, e i giorni che hanno preceduto lo Strega come concitati e emozionanti: «Quello del Premio è un clima stupendo perché comunque così si fa letteratura».

    Perissinotto, anche lui in finale allo Strega nel 2013 con Le colpe dei padri per Piemme, arrivato secondo, ha raccontato che al contrario di Barbero prevedeva già la sconfitta: «In fondo è un gioco letterario, è un luogo dove chiunque che prende la penna in mano vuole andare. È una cartina tornasole dei rapporti umani e della loro evoluzione, ma ci sono soprattutto momenti bellissimi e ti succedono cose che mai avresti immaginato: sono i quindici minuti di notorietà di Andy Warhol – ha proseguito –. Le cronache dello Strega presentano le facce nascoste degli scrittori, che diventano cattivi ma anche compagnoni».

    «Chi va per vincere, chi per perdere, chi per miracolo».
    Varvello, in finale nel 2007 con il libro di racconti L’economia delle cose edito da Fandango, ha condito il commento con gustosa ironia: «C’è chi va per vincere, chi per perdere e chi per miracolo: io son tra questi. Per raccontare la mia esperienza cito un saggio: ‘Una cosa divertente che non farò mai più’, ma sulla seconda parte dell’affermazione non garantisco. Cito anche un film, ‘La finestra sul cortile’ perché io ho passato quella sera sul balcone di Casa Bellonci: ero lì con un libro di racconti, quindi difficile dal punto di vista editoriale e mentre assistevo alla lettura delle schede lo Strega mi è servito a capire qualcosa su di me».

    Insieme a lei in finale c’era un altro scrittore torinese, Fabio Geda con Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani edito da Instar: «Se fossimo persone più sane e volessimo davvero vedere cosa è lo Strega forse ci arrabbieremmo, si fa molto più gossip sul Premio che parlare di libri – ha sintetizzato –. Il gruppo che sceglie i 12 libri finalisti è composto davvero da appassionati. In Italia esiste il problema che escono troppi libri e scegliere è difficile». Geda, definendo la propria esperienza allo Strega come “un giro di giostra incredibile”, ha proposto una sintesi: «Di solito i grandi scrittori pubblicano con grandi case editrici ed è giusto che siano loro a giocare», aggiungendo però una nota di dispiacere per la poca attenzione che la stampa dedica ai dodici finalisti, soprattutto se pubblicati da case editrici minori. L’ultima battuta a Perissinotto: «I Premi sono belli perché non si corre contro qualcuno, ma con qualcuno».

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    Sara Bauducco

    Laureata in Lingue e Letterature Straniere e giornalista, collabora con diverse testate occupandosi prevalentemente di cultura. Lavora come ufficio stampa e social media manager in ambito editoriale. Appassionata lettrice e organizzatrice di eventi culturali, la si può leggere anche sul blog Inchiostro Indelebile.

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