22 August 2017
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    Uber, ricorso respinto. “Vincono” i taxi

    Uber, ricorso respinto. “Vincono” i taxi è stato modificato: 2015-06-10 di Paolo Morelli

    Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso urgente contro la sentenza che blocca UberPop, appuntamento al 7 luglio. Si esprime l’Authority.

    Oggi, stando alla sentenza del Tribunale di Milano dello scorso 26 maggio, dovrebbe fermarsi UberPop. L’azienda americana, Uber, si è vista respingere il ricorso «urgente» a questa decisione proprio qualche ora fa, dovrà quindi “spegnere” la app entro la mezzanotte di oggi, pena una sanzione da 20.000 Euro al giorno. UberPop, che ha introdotto – a gamba tesa – il concetto di sharing economy nel trasporto pubblico non di linea, si è guadagnata la dichiarazione di guerra da parte dei tassisti. Dopo ricorsi, minacce, multe e annullamenti (e qualche aggressione), il Tribunale di Milano ha riconosciuto UberPop (non l’azienda Uber) come “concorrenza sleale” nei confronti dei taxi. Per diventare autista di UberPop, e quindi utilizzare la propria auto per dare passaggi in cambio di un rimborso, non serve una licenza come accade – e in maniera piuttosto onerosa – per i tassisti. Non servono nemmeno un’abilitazione particolare per la patente e un’assicurazione dedicata, con tutte le imposte del caso, come invece accade per i taxi.

    E i consumatori?
    Per questi motivi, e anche per come si configura il servizio di UberPop (una sorta di “radiotaxi” via app per smartphone), il giudice del Tribunale di Milano ha ritenuto di imporre, in via cautelare, la sospensione del servizio in tutta Italia, a meno che Uber non adegui le proprie regole entro quindici giorni dalla sentenza. Cioè entro oggi.

    Alcune associazioni di consumatori si sono schierate in difesa di Uber, a partire dal Codacons fino ad Altroconsumo, che ha presentato un atto di appoggio al ricorso presentato dall’azienda americana nei confronti della sentenza emessa dal Tribunale di Milano. Ricorso che, però, è appena stato respinto nella sua forma «urgente», volta cioè a salvaguardare le attività dell’azienda in attesa di una pronuncia «di merito» del Tribunale, prevista per il 7 luglio. Altroconsumo, tuttavia, conta 370.000 iscritti in tutta Italia e ha raccolto diverse lamentele degli utenti che utilizzavano UberPop in merito alla decisione del giudice. Certo è che i consumatori hanno già scelto da che parte stare, quella di Uber. Lo dimostra l’aumento delle iscrizioni alla app dall’avvio della “guerra” giudiziaria, con grandi impennate nei giorni – come oggi – in cui la battaglia si fa più aspra.

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    Manifestazione a Torino (foto: abruzzo24ore.tv)

    La Legge.
    Nel frattempo, finalmente, anche l’Autorità per i Trasporti si è espressa su Uber. Già tempo fa, quando ci occupammo di Uber nella nostra inchiesta, emergeva l’assoluta mancanza di norme chiare in materia di trasporto pubblico non di linea. Un vulnus che apriva a scorciatoie e rappresaglie da Far West. I servizi taxi e di noleggio con conducente, infatti, sono regolamentati dal Codice della Strada, che risale al 1992, quando le app erano di là da venire (e pure gli smartphone). Le norme vanno adeguate nella tutela della concorrenza, e quindi del consumatore, non vanno applicate in senso restrittivo.

    Deve pensarla così anche l’Authority, che ha provato a stilare un elenco di regole da rispettare per rientrare nella legalità, e che la manager di Uber Italia, Benedetta Arese Lucini, ha salutato con soddisfazione. L’obiettivo è non limitare la diffusione di strategie come la sharing economy, che trova spazio proprio in momenti di crisi e spinge sul concetto di condivisione (quindi di comunità). Naturalmente va bene condividere, ma quando ci si muove in logiche di mercato sono necessarie delle regole che tengano conto delle aziende, ma anche del pubblico.

    Le sentenze.
    Le indicazioni che arrivano dal Tribunale di Milano vanno interpretate. Marina Tavassi, giudice che ha respinto il ricorso urgente di Uber, è vicina al Nuovo Centro Destra (che, tra l’altro, spinge per portarla alla Consob), partito che in più occasioni ha chiesto interventi della politica per limitare l’azienda americana, anche con l’ex Ministro dei Trasporto, Maurizio Lupi. Allo stesso tempo, però, come dichiarato da alcuni esponenti del partito come Luca Del Gobbo, capogruppo NCD in Regione Lombardia: «[…] dobbiamo evitare di trincerarci in difesa dell’esistente senza guardare con attenzione ai nuovi fenomeni che si affacciano a livello mondiale […]». La prossima data importante per Uber è il 7 luglio, quando il Tribunale deciderà sul ricorso «di merito» relativo al blocco imposto dal giudice.

    Chi sta governando?
    Ora la palla passa al Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, che deve decidere se recepire o meno le indicazioni dell’Autorità e, di conseguenza, chiedere al Legislatore di intervenire in proposito. La questione, poi, riguarderà anche le tasse. Gli autisti di UberPop ricevono un rimborso e non vedono riconosciute le quote Irpef e Inps. Proprio perché di rimborso si tratta. Sta poi a loro dichiarare al Fisco quanto incassato, che comunque fa reddito. La quota trattenuta da Uber finisce in Italia, sotto forma di tasse, o all’estero? Il nodo da sciogliere resta, tuttavia, la regolamentazione del settore del trasporto pubblico non di linea. La politica, nel frattempo, che fa? Chi governa?

    Foto in copertina: ilmanifesto.info

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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