24 July 2017
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    Uber: si intervenga al più presto

    Uber: si intervenga al più presto è stato modificato: 2015-03-02 di Paolo Morelli

    La mancanza di norme precise sta trasformando una questione commerciale in un problema di ordine pubblico. A Bruxelles, invece, qualcosa si muove per Uber.

    Lo scontro tra Uber e i taxi degenera, la confusione nella quale versa il settore del trasporto pubblico non di linea è sempre più dannosa e a farne le spese, per ora, sono i lavoratori. A Torino, ieri, sono state sequestrate due auto di autisti Uber Pop, ai quali è stato contestato il trasporto non autorizzato di persone. L’evento ricorda quanto accaduto qualche settimana fa a Genova, quando a tre autisti di Uber fu sequestrata l’auto per esercizio abusivo della professione e, due settimane dopo, il Giudice di pace ha annullato tutto. Un destino che potrebbe riguardare anche gli avvenimenti di Torino. Sono certe, invece, le denunce per violenza privata e minacce di tre taxisti, che sabato sera hanno circondato un autista di Uber: è intervenuta la Polizia.

    Il vuoto normativo.
    Un clima che è il riflesso della mancanza di decisioni, che il Governo dovrebbe prendere per regolamentare (in un senso o nell’altro) il sistema dei trasporti. Nell’ultimo disegno di legge sulla Concorrenza, presentato la settimana scorsa, mancavano totalmente gli accenni alla questione Taxi-Uber. Le indiscrezioni, invece, parlavano di aperture normative favorevoli all’azienda americana e, più in generale, a tutti i servizi di noleggio auto con conducente (NCC). Aperture poi depennate dal disegno di legge, lasciando pensare a un provvedimento ad hoc.

    L’ordine pubblico.
    Che cosa aspetta, quindi, il Governo? È vero, ci sono altre questioni da risolvere, ma il punto è che ci sono sempre altre questioni da risolvere, e il fatto che lo scontro commerciale si trasformi in un problema di ordine pubblico deve preoccupare le autorità. Non si può risolvere tutto multando e vietando. Uber apre un ragionamento necessario sul tema della liberalizzazione e della tassazione, perché è vero che i taxisti lottano per salvaguardare i propri interessi di lobby, ma è anche vero che sono sottoposti a una tassazione altissima che, nei fatti, Uber elude.

    Economia che si evolve.
    La sharing economy – cioè la condivisione di un bene con altre persone che ne hanno bisogno, e che pagano una quota dei costi di mantenimento – è un fenomeno reale che va amministrato. Si tratta di una risposta alla crisi che va nel senso opposto alla Società dei consumi: anziché consumare poco o per nulla di un bene, lo si consuma lo stesso ma insieme ad altre persone. Il vero problema non è la app (che esista o meno, è un puro aspetto tecnico), ma che si condivida un bene e si metta la condivisione sul mercato. È questo il punto da considerare, e va fatto subito, prima che la cronaca prenda il sopravvento sull’economia.

    Uber a Bruxelles.
    L’Italia resta nel limbo, ma se nel resto del mondo la tendenza generale sembra essere quella dei divieti, dall’Europa arriva una voce in controtendenza. Il Governo belga ha allo studio una proposta di legge per aprire alle attività commerciali di Uber. Il Ministero dei Trasporti di Bruxelles sta per presentare il “piano taxi 2015-2019”, che dovrebbe contenere una proposta di legalizzazione per Uber: in prima battuta era stato vietato. Naturalmente, questa eventualità ha fatto infuriare i taxisti belgi, ma se Bruxelles dovesse prendere questa strada non è detto che l’altra Bruxelles, quella che fa capo all’Unione Europea, non lo tenga in considerazione.

    Per approfondire: Inchiesta: chi ha ragione su Uber »

    Foto: nbcnews.com

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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