25 November 2017
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    Ucraina, la pace di carta

    Ucraina, la pace di carta è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

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    Il processo di pace in Ucraina non è mai stato avviato, se non formalmente. Si spara e si muore ancora, e le condizioni della popolazione nel Donbass sono tragiche.

    La guerra nell’Ucraina dell’Est non è mai finita. Il sanguinoso conflitto civile tra l’esercito di Kiev e i separatisti filo-russi della Repubblica Popolare di Donetsk continua, e nel Donbass (la regione di Donetsk) le condizioni di vita dei civili sono sempre più precarie.

    La politica internazionale.
    L’Ucraina è scomparsa dalle pagine dei media internazionali, soppiantata dall’Ebola e dall’avanzata dell’Isis in Siria e Iraq. Anche nell’opinione pubblica mondiale sembra essere scemato il timore di un conflitto mondiale tra Usa-Ue da un lato e Russia dall’altro. Eppure nell’Ucraina dell’Est, nei territori proclamatisi autonomi con il referendum dell’11 maggio, nelle città di Donetsk e Lugansk si continua a sparare e a morire, nel silenzio assordante della comunità internazionale.

    Le truppe russe si sono ritirate dal confine con l’Ucraina e la settimana scorsa al vertice Asem (meeting Asia-Europa) di Milano, Putin e il premier ucraino Poroshenko si sono incontrati sotto gli sguardi attenti di Angela Merkel, David Cameron, Matteo Renzi e François Hollande. Dopo uno stallo iniziale, la situazione si è sbloccata e i due premier si sono accordati sul rispetto del memorandum di Minsk – il documento che prevedeva una tregua, l’istituzione di una zona cuscinetto per le armi pesanti, una no fly zone e il ritiro dall’Ucraina di tutti i gruppi armati stranieri – e anche sulla fornitura di gas.

    Guerra che continua.
    A migliaia di chilometri di distanza da Milano però si continuava a combattere. I bombardamenti su Donetsk non sono mai cessati da quando, il 5 settembre scorso, è stato firmato il cessate il fuoco. E nemmeno dalla parte dei separatisti filo-russi le armi hanno taciuto. Secondo fonti del ministero degli Affari Esteri di Kiev – dati da prendere con le dovute cautele in quanto di parte – la tregua sarebbe stata violata ben 1.400 volte da parte dei miliziani del Donbass, i soldati ucraini morti sarebbero 68, 428 quelli feriti e poco più di 50 i civili deceduti a seguito dell’armistizio. Soltanto ieri le postazioni dell’esercito ucraino a Donetsk sono state bersagliate da diversi colpi di artiglieria. Secondo quanto riportato da un comunicato apparso sulla pagina Facebook dell’agenzia Interfax-Ukraine, i ribelli avrebbero lanciato missili Grad e utilizzato lanciamine contro alcune postazioni dell’esercito ucraino nei villaggi vicini a Donetsk, ma non ci sarebbero state vittime. Nei bombardamenti è stata danneggiata anche una parte della Donbass Arena, stadio dello Shakhtar Donetsk che soltanto due anni fa ospitava le partite dell’Europeo di calcio disputato in Ucraina e Polonia.

    E mentre molti dei giovani abitanti maschi della neonata Repubblica Popolare di Donetsk hanno volontariamente imbracciato il fucile per sostenere la causa dell’indipendenza, sull’altro versante le autorità di Kiev proseguono con il reclutamento. Diverse fonti riportano infatti che il governo ucraino avrebbe formato dei battaglioni di volontari e che questi avrebbero ricevuto l’addestramento necessario da ex istruttori dei Navy Seals e della Delta Force statunitensi ora in pensione. I giovani tra i 18 e i 27 anni sono stati richiamati alle armi e funzionari dell’esercito battono le città, salendo addirittura sugli autobus, per reclutare ragazzi da inviare al fronte.

    Proiettili e povertà.
    A scontare le conseguenze della guerra civile è soprattutto la popolazione del Donbass. Molti ormai vivono sotto la soglia della povertà e diversi villaggi sono stati in parte distrutti dai razzi e dalle bombe dell’esercito ucraino. Fonti locali riportano la scoperta di nuove fosse comuni contenenti cadaveri e resti di civili massacrati dalle forze armate ucraine vicino a Nizhnyaya Krynka, cittadina a 30 km da Donetsk. Altre fosse comuni erano state ritrovate a fine settembre nei pressi di Peski e Makeyevka. Anche l’Onu ha recentemente denunciato l’escalation militare nell’area e sottolineato la necessità di proseguire il sostegno umanitario alla popolazione locale, sempre però nei limiti del diritto internazionale e del benestare dell’Ucraina.

    Quello che stanno vivendo i civili, soprattutto i più anziani, è un vero e proprio dramma umanitario. La proclamazione della Repubblica popolare di Donetsk con conseguente sganciamento dal governo di Kiev ha privato gli abitanti del Donbass delle pensioni di invalidità. Sono sempre di più le persone che vivono ormai di stenti tra le macerie delle case e degli edifici distrutti mentre l’inverno si avvicina sempre di più e resta sempre irrisolta la questione del gas.

    Denaro e droni.
    Proprio l’argomento della fornitura di gas è stato tra quelli dibattuti a Milano tra Putin e Poroshenko. Il presidente Russo ha affermato che è stato trovato un accordo per la fornitura di gas a Kiev ma che la Russia non continuerà a fornire gas a credito all’Ucraina. Il presidente russo ha poi offerto all’Ucraina, come gesto distensivo, la riduzione del debito per la fornitura di gas da 5,3 miliardi di dollari a 4,5 miliardi.

    Sull’area intanto vigilano gli osservatori dell’Osce e ieri il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha dichiarato che la Russia sarebbe disposta a fornire droni per la sorveglianza del Donbass. Era stata proprio l’Osce, pochi giorni fa, a richiedere la fornitura di veicoli blindati, attrezzature e droni.

    La questione ora ruota essenzialmente attorno alle difficoltà nel far rispettare la tregua e soprattutto il memorandum di Minsk per avviare un vero processo di pacificazione. Fino a che i due governi non si accorderanno sui punti fondamentali come la smilitarizzazione, il disarmo dei gruppi paramilitari e dei mercenari e soprattutto lo statuto speciale e le elezioni per i territori dell’Est, il processo di pace resterà soltanto sulla carta.

    Nella foto: lo stadio dello Shakhtar Donetsk, la Donbass Arena, danneggiato da alcune esplosioni.

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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