28 April 2017
    Jeremy_hammond_anonymous

    Un hacker di Anonymous tra i terroristi

    Un hacker di Anonymous tra i terroristi è stato modificato: 2015-02-03 di Paolo Morelli

    Jeremy Hammond, hacker di Anonymous arrestato nel 2012, era nella lista dei terroristi. In questi giorni condannato anche il giornalista Barrett Brown.

    Jeremy Hammond, ex hacker di Anonymous, era stato inserito nella lista dei terroristi dal Governo americano prima del suo arresto, avvenuto nel 2012, in quanto «possibile membro di organizzazioni terroristiche». È facile pensare che, a questo punto, l’intera organizzazione di Anonymous sia considerata un pericolo per la sicurezza nazionale, almeno dal punto di vista americano. Lo rivela il Daily Dot, giornale americano che è entrato in possesso di un documento riservato dello Stato di New York. Attualmente, Hammond sta scontando dieci anni di detenzione per aver trafugato circa 5 milioni di email confidenziali appartenenti a una società di intelligence, la Stratfor.

    Gli Usa contro Anonymous.
    La guerra ad Anonymous da parte del FBI è in atto da diversi anni. L’inserimento di Hammond nella lista dei terroristi consente agli inquirenti di tenerlo particolarmente d’occhio ma senza «informarlo di far parte della lista dei terroristi», in modo da, probabilmente, indagare sui suoi legami con altri individui. La questione riguarda però la definizione di terrorismo, che sembra estendersi a persone ben distanti da uomini affiliati al jihad o tagliagole dell’Isis, come, appunto, gli hacker, nella fattispecie quelli di Anonymous.

    Barretto Brown in carcere.
    In questi giorni, l’organizzazione hacktivista è al centro delle cronache statunitensi per via della condanna del giornalista Barrett Brown, avvenuta il 23 gennaio, a 63 mesi di carcere, oltre a una multa di 890 mila dollari. L’accusa? Aver pubblicato un link, sul web, che riconduceva ai materiali trafugati da Jeremy Hammond ai danni della Stratfor. Lo aveva copiato da una chat e incollato in un’altra chat pubblica.

    In realtà la questione è più complessa. Brown è ritenuto dagli inquirenti una sorta di “portavoce di Anonymous”, più volte indagato perché sospettato di aver preso parte a diversi attacchi, sebbene queste accuse non sono – finora – mai state provate. I capi di imputazione erano, all’inizio, ben più gravi, ma dopo un accordo raggiunto tra Brown e le autorità statunitensi, il giornalista ne ha ammesse tre: aver pronunciato pubblicamente minacce a un agente federale (in un video su YouTube); aver favorito gli hacker dopo l’accesso non autorizzato a un computer; aver ostacolato una perquisizione in casa sua. Brown fu arrestato “in diretta”, mentre era in videochat con la sua fidanzata, nel settembre 2012, pochi mesi dopo l’arresto di Jeremy Hammond.

    Cos’è la Stratfor.
    La Stratfor è un’agenzia di intelligence con sede a Austin, nel Texas, e fondata nel 1996, raccoglie diversi ex membri dell’esercito statunitense come Mark Ozdarski e Bret Boyd. Ha fornito analisi di dati a partire dalla guerra in Kosovo fino alla guerra al terrorismo di Al Qaeda avvenuta dopo l’11 settembre 2001. L’incidente avvenuto nel 2011, con il furto di enormi quantità di dati operato dagli hacker di Anonymous, ha gettato nell’imbarazzo più totale la società, mostrando al mondo la propria vulnerabilità informatica, ma non solo.

    I materiali trafugati sono poi stati pubblicati da Wikileaks nel 2012 e diffusi su diversi giornali nel mondo, in Italia principalmente su l’Espresso e la Repubblica. Dalle email, si poteva ricostruire il fitto reticolo di informatori della Stratfor, che coinvolgeva personalità come Benjamin Netanyahu, ma anche rivelazioni di veri e propri segreti di Stato, come l’esistenza di una sorta di “piano” statunitense per incastrare Julian Assange. Il fondatore di Wikileaks accusò pubblicamente la Stratfor di essere una «CIA parallela». La guerra agli hacker sembra essere, in realtà, una guerra all’informazione.

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter