28 April 2017

    Valeria Favorito: sconfiggere la leucemia con un libro

    Valeria Favorito: sconfiggere la leucemia con un libro è stato modificato: 2015-03-15 di Cecilia Russo

    Una storia di speranza. Valeria Favorito racconta in un libro la battaglia contro la leucemia, vinta grazie al midollo donato da Fabrizio Frizzi. Ma c’è molto altro.

    La storia di Valeria Favorito è ormai molto conosciuta sul web, grazie al suo libro Ad un passo dal cielo e alla forza di questa giovane donna, si è molto parlato sui principali mezzi di informazione della sua storia e dell’importanza di donare.

    La storia di Valeria.
    Valeria Favorito, nata a Erice nel 1988, è costretta improvvisamente a trasferirsi a Verona per combattere la malattia del papà. Dopo pochi anni lei si è ammalata di leucemia ma grazie ad un trapianto di midollo è riuscita a sconfiggere la malattia.

    Appena si è rimessa in sesto la ferma volontà di Valeria è stata quella di conoscere chi le avesse ridato la vita e così è cominciata la corsa per la ricerca del suo donatore, dopo molte ricerche ha scoperto di avere un “fratellone”, come lo chiama lei, famoso: Fabrizio Frizzi.

    Dopo mille peripezie, lettere, rincorse, sguardi, Valeria ha potuto incontrarlo e dedicargli le parole che da tanto tempo rimuginava.

    La battaglia.
    L’autrice ha scritto questo libro non solo per dare forza a chi sta combattendo la guerra contro la leucemia, ma soprattutto per sensibilizzare le persone.

    Ha prodotto da sola il libro e ha cominciato a fare più incontri possibili per promuoverlo, al fine di raccogliere fondi per la ricerca. Il ricavato della prima edizione del libro (5.000 Euro) è stato devoluto ai volontari per accompagnare gli ammalati a Medjugorje, e altri 13.000 Euro euro sono stati donati al reparto di ematologia del Policlinico di Borgo Roma di Verona per la ricerca.

    Valeria spiega che «l’unico modo per sconfiggere questa malattia è la ricerca». La forza di questa ragazza sta nell’avere le idee chiarissime sulle necessità dei malati e su quanto le strutture in cui vengono curati possano cambiare la loro vita: «se hai la sfortuna di trovarti in un centro che non è sperimentale, sei morto».

    Il mondo della ricerca.
    Lei oggi collabora con le associazioni ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo), AVIS e ADMOR. La pubblicazione di questo libro ha avuto l’obiettivo preciso di raccogliere fondi per il reparto di oncoematologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, il principale obiettivo di Valeria è incontrare le persone e raccontare quanto la donazione di midollo osseo, sangue o cordone ombelicale possa cambiare le vite di molte persone.

    Valeria, con la grinta che la contraddistingue, ha spiegato qual è l’attuale situazione in cui versa la ricerca italiana sulla leucemia:

    «Durante i miei controlli, ho scoperto, attraverso testimonianze vissute da altri pazienti malati ematologici, provenienti da diverse città e altre regioni d’Italia, delle incongruenze riguardo i trattamenti previsti da protocollo. La ricerca in questi anni ha fatto veramente dei passi da gigante.

    «Addirittura una ricercatrice italiana, Roberta Benetti, ancora nel 2012, ha scoperto le molecole che bloccano la proliferazione tumorale e che, aggredendo soltanto le cellule malate, rappresentano l’alternativa alla chemio e alla radioterapia: la soluzione, quindi, è quella di auto proteggersi dai tumori con l’aiuto di molecole prodotte dall’organismo umano.

    «Purtroppo questo tipo di protocollo, nel Veneto, viene applicato solo quando le chemioterapie non danno nessun risultato positivo, anzi, nel frattempo hanno distrutto letteralmente il paziente.

    «Il paziente ha diritto di essere tutelato e curato, sia che si trovi in una determinata regione, sia si trovi in un’altra. Non è giusto che i pazienti vengano trattati in maniera diversa in base a cosa è previsto nei protocolli delle loro regioni di residenza.

    «Spero che le cose cambino al più presto, perché non è corretto che ancora oggi ci siano persone che non hanno la possibilità di vivere, nonostante tutte le ricerche portate avanti. Ho visto morire diversi bambini e ragazzi e vorrei che certi individui, chiamati umani, guardino profondamente la loro coscienza».

    L’autrice ha annunciato la volontà di scrivere un altro libro per raccontare le storie dei suoi compagni di sventura. Con il suo agire ha fatto capire a tutti che quella contro la leucemia è una guerra che può essere sconfitta, ma solo attraverso una battaglia collettiva che deve passare attraverso la ricerca e la donazione.

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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