22 May 2017
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    Victoria Stoian, la potenza della natura in mostra

    Victoria Stoian, la potenza della natura in mostra è stato modificato: 2016-02-17 di Redazione

    Ha inaugurato giovedì 19 febbraio, presso la Galleria Alberto Peola di Torino, la mostra “Codri Earthquake” della giovane artista Victoria Stoian, curata da Clara Sofia Rosenberg. Sarà visitabile fino al 3 aprile.

    Victoria Stoian, giovane artista moldava classe 1987, è arrivata a Torino cinque anni fa per ricongiungersi alla famiglia e completare il proprio percorso di studi all’Accademia Albertina. Una parte importante del suo lavoro artistico è indissolubilmente legata alla propria esperienza personale. Grande importanza per Stoian ha il terribile terremoto che colpì la Moldavia il 25 agosto del 2011. L’epicentro era solo a qualche chilometro dalla sua città natale, Chișinău, e la catastrofe naturale colpì principalmente le Codri, le foreste più grandi del paese, dove abitavano alcuni parenti di Victoria. Le opere di Stoian sono un omaggio intimo alla bellezza di quei luoghi e alla selvaggia potenza della natura che, in un battito di ciglia, può ridisegnare tutto. L’indiscusso merito di Clara Sofia Rosenberg – che ha curato la mostra – è stato quello di riconoscere le qualità di Victoria Stoian e di darle il giusto risalto in questa sua prima personale, allestita presso la Galleria Alberto Peola.

    La mostra.
    L’esposizione si sviluppa snella, nelle tre sale della galleria, senza sovraccaricare l’occhio del visitatore. Otto tele – ad acrilico e a tecnica mista – che rappresentano il turbinio naturale di quello sconvolgente terremoto cui accennavamo poco sopra. Quando il ciclo pittorico “Codri Earthquake” sarà terminato conterà 52 tele, una per ogni secondo della durata del terremoto.

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    Siamo davanti a frammenti di tempo, secondi congelati sulla tela. Le pennellate dense descrivono un turbinio di emozioni fatte di panico e smarrimento che si riversano dalla tela verso l’osservatore e che sono libere nella forma e nella realizzazione. L’accostamento ardito di tonalità prevalentemente fredde – delimitate da linee eleganti e sinuose – e le stratificazioni materiche portano a un importante risultato: non c’è forma, non c’è punto di riferimento, non c’è orizzonte o vera profondità nelle opere di Stoian, eppure la densità della materia e i piani pittorici sviluppati dall’artista creano l’illusione della presenza di figure e di un piano prospettico.

    «Trovo molto importante che il pubblico possa smarrirsi nell’opera, libero di individuare impressioni e figure sempre diverse a seconda di come guarda la tela» ci racconta Victoria. E questa sua voglia di catturare l’osservatore funziona, con lo spettatore che, attraverso lo sguardo, scolpisce forme sempre differenti a seconda dell’inclinazione e della posizione con cui approccia l’opera. Un espediente che ha il suo punto di massimo svolgimento nelle tele di grande formato, ma che trova, forse, il suo vero equilibrio formale in quelle di media dimensione.

    Una materialità che genera caos elegante.
    La ricerca artistica di Victoria Stoian esplora il caos prodotto dalla catastrofe naturale. Lo fa riservando un’importanza particolare alla materia e alla necessità di entrare attivamente in contatto con essa durante il processo creativo. Si rifà all’Espressionismo Astratto, ma lo espande attraverso quel gusto tutto particolare del nuovo astrattismo contemporaneo, che annovera tra le sue file artisti del calibro di Elizabeth Neel, Josh Smith, Richard Aldrich e Sebastian Dacey. Un’arte che è libera di appropriarsi e di rielaborare il passato.

    Il tratto corposo; la forte presenza materica; il turbinio caotico di figure irregolari che cattura l’occhio per poi farlo errare libero, privo di punti di riferimento; la forza della natura impressa indelebilmente sulla tela; il momento che diviene atemporale. Victoria Stoian imbriglia tutti questi aspetti all’interno del proprio lavoro e li riversa brillantemente sul pubblico.

    Foto di Jessica Quadrelli

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