23 June 2017
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    Vizio di forma, la fine degli anni Sessanta

    Vizio di forma, la fine degli anni Sessanta è stato modificato: 2015-03-12 di Federico Sanna

    Paul Thomas Anderson esplora la fine degli anni ’60 in America, un Paese immerso in un contesto di contraddizioni e giochi di potere, attraverso la trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di Thomas Pynchon.

    Larry “Doc” Sportello (Joaquin Phoenix), investigatore privato, riceve un incarico dalla sua ex fidanzata, Shasta Fay Hepworth (Katherine Waterston). La ragazza teme che l’uomo con cui ha una relazione, il magnate dell’immobiliare Mickey Wolfmann, sia vittima di un intrigo e chiede assistenza e discrezione al detective, hippy tossicodipendente figlio dei cambiamenti socio-culturali che caratterizzano gli Stati Uniti a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Proseguendo con le indagini, altri casi si intrecciano, formando una fitta tela in cui tutti gli elementi sono collegati. La polizia, l’FBI, i gruppi sociali e politici, le organizzazioni criminali, gli hippies e i tossicodipendenti rappresentano lo specchio di una società che muta e che ha perso il principio di una direzione condivisa e coerente.

    L’intreccio.
    La narrazione procede per accumulazione. L’intersezione delle situazioni, la trasversalità degli indizi, le frequenti ellissi, i dialoghi interminabili, l’eccesso di dettagli e la diffusa comparsa di personaggi tratteggiano un racconto confusionario e delirante, una foschia in cui non vi sono punti di riferimento e l’orientamento è affidato alla casualità.

    Non a caso, invece, la storia è filtrata attraverso le lenti interpretative del protagonista che, nell’affrontare gli eventi, si abbandona al tempo e alle droghe. L’investigazione è condotta a partire da una condizione di perenne stordimento. L’esposizione filmica, caotica e abbondante, a tratti isterica, è il riflesso dell’esperienza di chi ne vive gli episodi. Lo smarrimento del detective è lo smarrimento dello spettatore, che più di tutti si accorge dei paradossi presentati.

    L’America degli anni Settanta.
    Negli anni della guerra in Vietnam, del ’68, della Guerra Fredda, della diffusione delle sostanze stupefacenti, di Kennedy e Nixon, della nascita di spiritualità alternative, delle battaglie sociali, civili e politiche, le istituzioni e i personaggi vengono caratterizzati  secondo gli stereotipi di riferimento, pur facendone emergere le palesi contraddizioni.

    Il poliziotto “Bigfoot” Bjornsen è il classico duro con la posa da John Wayne che disprezza gli hippies e i perditempo. Ironicamente ne viene mostrata la possibile omosessualità latente. Il dentista Rudy Blatnoyd è un dirigente senza scrupoli che associa all’eleganza degli arredamenti del suo ufficio la stravaganza estetica e l’abuso di cocaina. Glen Charlock, membro di un gruppo neonazista che fa accordi con la polizia e la malavita di cui fa parte, tra gli altri, Puck Beaverton, un bruto con una grossa svastica tatuata sul volto, viene ucciso perché sorpreso a finanziare un gruppo di Black Panther. La “Golden Fang”, organizzazione criminale, oscilla tra palazzi lussosi, contrabbando e miraggi marittimi. Il motivo stesso della contesa principale, Mickey Wolfmann, non è che una pedina, una falsa immagine di potenza.

    Vizio intrinseco.
    È l’eterno ritorno il dramma messo in scena: una struttura fatale che ripiega su se stessa e soffoca ogni tentativo di rivolta. Il film, nella conclusione, ritorna alla staticità iniziale. Lo scorcio sul mare è il medesimo dell’incipit e nulla è cambiato, sebbene i personaggi abbiano vissuto, almeno temporalmente. Lo spazio concesso al movimento è esiguo e gli improvvisi moti di rifiuto si riducono a gesti simbolici e collerici. Il detective trova forse una via di salvezza: sottrarsi al sistema.

    Coy Harlingen, ex musicista infiltrato della polizia, grazie all’intervento dell’investigatore, riesce a ritornare a casa e dedicarsi alla sua famiglia, abbandonando gli incarichi e i doveri. In fondo, Sportello brama la fuga e un solo pensiero guida la sua condotta, un pensiero che esula dalle questioni in cui è implicato: l’ex fidanzata Shasta Fay Hepworth. Pare che l’amore possa liberare l’uomo dalla schiavitù che si è imposto e che impone.

    Federico Sanna

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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