29 May 2017
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    Il vuoto aperto dalla scomparsa di Enzo Biagi

    Il vuoto aperto dalla scomparsa di Enzo Biagi è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

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    Ricorre l’anniversario della scomparsa di Enzo Biagi, che si è spento a Milano il 6 novembre 2007. Una vita per il giornalismo, per le idee e per la storia.

    Sono passati sette anni dalla scomparsa di Enzo Biagi, uno dei più grandi e noti giornalisti italiani, fine commentatore e apprezzato divulgatore storico. Durante la sua vita, Biagi ebbe numerose collaborazioni e divenne direttore di Epoca, poi de Il resto del Carlino e quindi del Telegiornale, il tg in onda sul “Primo programma” (che sarebbe poi diventato Rai 1). Noto per non aver mai nascosto le proprie idee, è stato uno dei più importanti narratori della vita italiana.

    L’editto bulgaro e il ritorno in Rai.
    Negli ultimi anni della sua vita balzò, suo malgrado, alla ribalta delle cronache a causa del cosiddetto “editto bulgaro”. Il 18 aprile 2002, a Sofia (Bulgaria), l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accusò Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi di aver fatto «un uso criminoso» della televisione pubblica (tutti e tre conducevano altrettanti programmi sulle reti Rai). Berlusconi aggiunse: «[…] credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga». Questione di opinioni, espresse da Biagi nel suo noto programma “Il fatto”, in contrasto con il Govenro.

    La sera stessa, Biagi rispose che «dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci. Eventualmente è meglio essere cacciati per aver detto qualche verità, che restare a prezzo di certi patteggiamenti». Poco tempo dopo il termine della stagione televisiva, “Il fatto” e gli altri due programmi furono sospesi e Biagi, dopo esservi entrato nel 1961, uscì dalla Rai dopo una lunga diatriba legale.

    Passarono cinque anni prima del ritorno in Rai del giornalista bolognese, che fu accolto da Rai 3 (non più da Rai 1) con un nuovo programma, chiamato “Rotocalco televisivo”. «Buonasera – esordì nella prima puntata –, scusate se sono un po’ commosso, e magari si vede. C’è stato qualche inconveniente tecnico e l’intervallo è durato cinque anni. […] Dall’ultima volta che ci siamo visti sono accadute molte cose e per fortuna qualcuna è anche finita. Ci sono momenti in cui si ha il dovere di non piacere a qualcuno, e noi non siamo piaciuti». Dopo qualche puntata, Silvio Berlusconi commentò positivamente il nuovo programma di Biagi negando di aver mai imposto la sua cacciata, salvo poi scatenare nuove polemiche dopo la scomparsa del giornalista.

    La divulgazione storica.
    L’episodio dell’editto bulgaro è, purtroppo, il più noto, seppure sia indicativo dell’atteggiamento di Biagi nel difendere sempre le proprie idee, probabilmente dovuto all’esperienza giovanile tra le fila partigiane bolognesi durante la Resistenza. Ma per comprendere il valore dell’Enzo Biagi narratore è interessante parlare della Storia d’Italia a fumetti. Il progetto, avviato nel 1978 e pubblicato fino al 2004, aveva l’obiettivo di raccontare i fatti storici principali del nostro Paese utilizzando il fumetto, Biagi scrisse soggetto e sceneggiatura, i disegni furono curati da diversi illustratori e fumettisti di livello, da Milo Manara a Paolo Ongaro, da Alarico Gatta a Aldo Capitanio.

    La semplicità della narrazione e la qualità dei disegni furono alla base del successo dei volumi, che nell’arco di 25 anni si diffusero in quasi tutte le case italiane come strumento di divulgazione storica da affiancare ai libri. Scopo del giornalista è raccontare ogni cosa rendendola accessibile a qualunque tipo di pubblico, così accadde con la Storia d’Italia a fumetti. Il successo fu tale che Enzo Biagi scrisse un secondo progetto, la Storia del mondo di Enzo Biagi, nel quale coinvolse nuovamente Milo Manara e disegnatori come Hugo Pratt, Sergio Toppi e Dino Battaglia. Ancora oggi, l’opera completa esce con Mondadori, accompagnata da una sovraccoperta di Milo Manara.

    Un vuoto incolmabile.
    La Storia a fumetti è l’opera più famosa di Enzo Biagi, ma è solo una minima parte della grande produzione del giornalista, che ha lasciato ai posteri un ricco catalogo di saggi politici e storici. Ma sono soprattutto le sue interviste televisive ad aver contribuito a costruire una grande enciclopedia dei personaggi e dei fatti, da Monica Vitti a Marcello Mastroianni, da Indro Montanelli a Roberto Benigni. Biagi ha attraversato la vita italiana del Secondo dopoguerra raccontandone i divi e i «guai degli italiani» (quelli che oggi vengono chiamati “i problemi del paese reale”), sempre chiarendo le proprie idee e difendendole senza mai piegarsi.

    La sua dipartita, avvenuta il 6 novembre 2007, ha lasciato un vuoto enorme nel giornalismo italiano. Ricoverato in ospedale da una decina di giorni, Biagi, citando Ungaretti, disse a un’infermiera: «Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Ma tira un forte vento». Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera del 7 novembre 2007, riportò una celebre citazione del giornalista appena scomparso: «Avrei fatto il giornalista anche gratis: meno male che i miei editori non se ne sono mai accorti». Ed era proprio la sua passione a contraddistinguerlo, con 70 anni di giornalismo (scrisse il primo articolo all’età di 17 anni) che hanno raccontato la storia di una nazione intera.

    Foto: comune.soliera.mo.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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