23 November 2017
    Whiplash

    Whiplash, l’ossessione per la perfezione

    Whiplash, l’ossessione per la perfezione è stato modificato: 2015-02-22 di Beatrice Cusano

    La pellicola di Damien Chazelle, “Whiplash”, è un elogio al jazz. Un film serrato, teso, in cerca della perfezione.

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    Andrew ha diciannove anni, studia batteria nella scuola più prestigiosa di New York ed è un ragazzo timido, ma deciso a eccellere nella musica a costo di sacrificare tutto il resto. Il suo impegno incessante fa sì che venga notato dall’inflessibile e temuto professor Fletcher. Quest’ultimo, una leggenda del jazz, lo sceglie come secondo batterista nella sua orchestra; quello che potrebbre sembrare un sogno si trasformerà in una serie di prove durissime, umiliazioni, vessazioni fisiche e psicologiche che potreranno Andrew ogni oltre limite di sopportazione.

    La perfezione che copre ogni cosa.
    Ciò che accomuna il professore e l’allievo è la ricerca della perfezione, la convinzione che non esista altro modo di suonare se non quello di essere i migliori. I due personaggi si incontrano e si scontrano al ritmo di un tamburo che ci tiene incollati allo schermo. Nulla in Whiplash è scontato e colpisce la mancanza di una vera evoluzione dei personaggi, un loro cambiamento. Anche il finale, che potrebbe rappresentare una sorta di vittoria dell’allievo sul maestro, assume tinte ossessive e perverse non concedendo alcun senso di rivincita.

    Due volti, due attori.
    A interpretare Fletcher è un bravissimo J.K. Simmons, vincitore del Golden Globe e favorito anche per gli Oscar, l’attore è infatti in nomination per la statuetta riservata al Miglior attore non protagonista. Il personaggio di Andrew, invece, è affidato a Miles Teller, classe ’87, già interprete della serie Divergent e che ritroveremo presto sugli schermi nei panni di Mister Fantastic nel reboot de I fantastici 4.

    Il jazz.
    La vera protagonista di questo film è però la musica, nello specifico uno dei generi meno commerciali e rappresentati al cinema, il jazz, sinonimo di improvvisazione, genialità e passione. La regia di Damien Chazelle, trentenne alla sua seconda prova dietro la macchina da presa, è completamente a favore della musica, della sua bellezza estetica e del dolore che accompagna gli sforzi fisici e psicologici cui si sottopone Andrew. I frequenti primi piani e le inquadrature strette ci fanno entrare nelle menti contorte dei personaggi, ci accompagnano nella loro ricerca del ritmo perfetto, nell’eleganza e nella brutalità cui questa ossessiva ricerca sembra costringere.

    Tensione e ricerca.
    Così come Fletcher non concede mai tregua al suo allievo, e Andrew sacrifica tutto se stesso per avere successo, anche il regista non risparmia nulla allo spettatore, nemmeno colpi di scena che sono davvero tali, in un crescendo di tensione e intensità.

    Fuori dagli schemi è anche la realizzazione della pellicola che, nata come cortometraggio, è riuscita, grazie al successo ottenuto al Sundance Film Festival, a diventare un film sopra le righe, poco realistico, ma esteticamente perfetto. Un’opera che esalta la musica anche grazie a una colonna sonora meravigliosa. Whiplash concorre agli Oscar in cinque categorie, compresa quella di miglior film, e molto lascia pensare che si tratti di una vera sorpresa per questa edizione degli Academy Awards.

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    Beatrice Cusano

    Laureata in Comunicazione e culture dei media con due tesi in ambito cinematografico, conduttrice radiofonica, cura una rubrica di cinema per una web radio.

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