17 December 2017
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    Whitman, l’amore nelle contraddizioni

    Whitman, l’amore nelle contraddizioni è stato modificato: 2015-05-31 di Paolo Morelli

    Il 31 maggio 1819 nacque Walt Whitman, uno più grandi innovatori della poesia, che ha ispirato, anche nei suoi errori, diverse generazioni.

    «Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me, perché non dovresti parlarmi? /
    E io perché non dovrei parlarti?»

    A te”, Foglie d’erba

    Esistono migliaia di citazioni di Walt Whitman che fanno il giro del mondo, talvolta erroneamente attribuitegli. Chi era Whitman? Un uomo umile, anche se spesso accusato di superbia, il cui principale interesse era però diffondere il proprio lavoro.

    Da New York a Foglie d’erba.
    Nacque il 31 maggio 1819 a West Hills, piccola località di provincia dello stato di New York, e si trasferì a New York all’età di quattro anni. Abbandonò presto gli studi per dedicarsi al lavoro e aiutare la famiglia (aveva otto fratelli di cui due con handicap intellettivi) e in età adulta iniziò a insegnare. Nel 1938 fondò un settimanale a Huntington, il Long Islander, prima di tornare all’insegnamento senza mai però abbandonare il giornalismo.

    Foglie d’erba fu la sua opera più importante, pubblicata in otto edizioni tra il 1855 e il 1892. I suoi componimenti destarono scandalo a causa dei frequenti riferimenti alla sessualità. Alcuni critici, tuttavia, lo considerarono un innovatore, capace di portare una ventata di freschezza nella poesia.

    L’amore di Whitman.
    In un periodo segnato dalle simpatie belliche (tra il 1861 e il 1865 fu combattuta ufficialmente la guerra di secessione americana), Whitman parlava di un amore che andava oltre le rappresentazioni ma che, quando entrava nella fisicità, si esprimeva nell’amore omosessuale. In un’epoca che considerava l’omosessualità come una devianza sessuale, una perversione. L’opera di Whitman si amplia in continuazione e racconta i tempi, oltre la segregazione sociale che stritolava l’America dell’Ottocento.

    «Sullo schiavo nei campi di cotone, sul pulisci-latrine io mi chino /
    sulla loro guancia destra li bacio come fossimo di famiglia, /
    e per la mia anima giuro che non li rinnegherò»

    da “Il canto di me stesso” , Foglie d’erba

    Le contraddizioni.
    Una forza travolgente che trovava il suo apice nella semplicità di linguaggio, capace di parlare al cuore delle persone, di qualunque estrazione sociale fossero. Perché, per Whitman, non aveva alcuna importanza la persona cui si rivolgeva. O, almeno, questo traspariva dai suoi versi. Stando ad alcune ricostruzioni storiche, qualche macchia c’è. Figlio di una cultura razzista e influenzata da fortissimi pregiudizi (dei quali fu vittima a sua volta), cadde in contraddizione più volte sulle questioni legate all’abolizione della schiavitù. Prima ne sostenne la causa, poi ci ripensò e temette che l’abolizionismo fosse una minaccia per democrazia.

    In generale, per quanto nei suoi versi si sforzasse di sostenere il contrario, la visione del popolo nero con il costante bisogno di essere aiutato è stata interpretata come una inconscia convinzione della sua inferiorità. Come però ha spiegato David S. Reynolds, uno dei più importanti esperti di Whitman negli Usa: «Whitman si può considerare razzista nella misura in cui lo era qualunque persona bianca che viveva in Americain quel periodo».

    Può darsi che Whitman ne fosse persino consapevole e utilizzasse la sua poesia per espiare anche se stesso, invitando i suoi successori (più volte, nei suoi scritti, si rivolge a chi verrà dopo di lui) a essere migliori di lui. Sapeva di cadere spesso nelle contraddizioni e e di essere incostante, nei lavori, nella scrittura e persino nella religione, che abbracciò e abbandonò più volte.

    «Credi e scuole lasciati in sospeso, /
    mi ritiro, ne ho abbastanza di quello che sono, ma non li dimentico, /
    e accolgo il bene e il male, lascio che parli seguendo il caso, /
    la natura senza impedimenti con originaria energia»

    da “Il canto di me stesso”, Foglie d’erba

    Il dono di Whitman.
    Quel che resta è un’opera poetica che ha influenzato numerose generazioni. Al netto delle critiche, fu davvero un innovatore, che cambiò la poesia americana (e anglofona) a metà dell’Ottocento. Foglie d’erba è un enorme canto d’amore, che abbraccia la sessualità, la democrazia e la religione, l’essere umano in toto. Era, del resto, il suo obiettivo, sebbene utilizzasse come metro di misura se stesso.

    Faceva dono della propria persona affinché chiunque potesse misurarsi con lui e trovare nelle sue parole, prima di tutto, comprensione. Anche, e soprattutto, nelle contraddizioni. Le sue parole suonano terribilmente umane, per questo, a volte, sono incomprensibili.

    «Mi contraddico? Ebbene sì, mi contraddico. Sono grande, contengo moltitudini».

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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