22 August 2017
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    Wikileaks vuole denunciare Google

    Wikileaks vuole denunciare Google è stato modificato: 2015-01-26 di Paolo Morelli

    Google ha passato email e altre informazioni riservate, riguardanti alcuni membri di Wikileaks, al governo americano.

    Si è conclusa poco fa, a Ginevra, la conferenza stampa di Wikileaks con, fra gli altri, Baltasàr Garzon, legale di Julian Assange. La contestazione, partita dal fondatore del noto sito web da qualche anno confinato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, riguarda Google. Il colosso di Mountain View, infatti, ha passato al governo americano le email e altre informazioni riservate di tre membri di Wikileaks: l’editor britannica Sarah Harrison, l’editor senior Joseph Farrell e il portavoce Kristinn Hrafnsoon.

    Il passaggio di dati.
    Nel marzo del 2012, un giudice federale statunitense ha chiesto di accedere ai dati delle tre persone elencate nell’ambito di un’indagine per spionaggio, che coinvolgeva la piattaforma di Wikileaks. Google avrebbe l’obbligo di fornire questi dati alle autorità nel caso di indagine, ma Wikileaks denuncia un abuso di questo strumento con l’intento intimidatorio. La comunicazione di questo passaggio di dati, infatti, è avvenuta dopo due anni e mezzo, il 23 dicembre 2014. «Tutte le informazioni utilizzate da Google in questa indagine – ha spiegato Garzon durante la conferenza stampa – saranno considerate faziose e illegali. Ora la nostra priorità e scoprire esattamente quali dati siano stati forniti alle autorità americane». È importante, per Wikileaks, capire anche se Google abbia cercato di opporsi a questa richiesta, per capire se l’azienda di Mountain View sia connivente. L’idea di Julian Assange e colleghi, naturalmente, è che lo sia.

    La condizione di Julian Assange.
    L’ambasciatore ecuadoriano ha aggiunto: «Con quello che abbiamo sentito oggi, è chiaro che Julian Assange stia subendo una vera persecuzione politica». Questo perché, come ha rivelato Sarah Harrison, il governo britannico avrebbe intenzione di arrestare Julian Assange anche nel caso in cui il mandato di arresto europeo dovesse scadere. E anche nel caso in cui avesse bisogno di allontanarsi dall’edificio per motivi medici, ponendo Assange nella condizione di trovarsi, di fatto, già in carcere. Il “confino” all’interno dell’ambasciata gli starebbe causando dei seri problemi di salute, che a breve potrebbero rendere necessario l’intervento di un medico. Lo ha spiegato l’avvocato Melinda Taylor, che fa parte dello staff di difesa guidato dal giudice Garzon.

    Il mandato di arresto europeo.
    Inoltrato dalla Svezia per processare Assange, accusato di molestie sessuali, il mandato di arresto pende sulla testa del fondatore di Wikileaks, che teme di essere subito estradato negli USA a seguito di una probabile condanna in Svezia, il che significherebbe la fine della sua attività. Wikileaks, infatti, è il principale nemico “informatico” degli USA in quanto ha rivelato per primo, e su scala mondiale, le gravi atrocità commesse dall’esercito americano nei teatri di guerra, con il contributo dell’ex funzionario dell’esercito Chelsea Manning (al secolo Bradley Manning) poi arrestata e condannata a 30 anni di reclusione. La denuncia di Wikileaks, attraverso le parole di Baltasàr Garzon, pone anche l’attenzione sulle condizioni di Julian Assange, che vive di fatto “murato” nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, sorvegliato a vista dalle guardie britanniche, pronte ad arrestarlo nel caso esca.

    Un attacco ai giornalisti.
    «Gli Stati Uniti d’America – ha attaccato Garzon, riferendosi principalmente all’affaire Google – considerano il giornalismo dei whistleblowing alla stessa stregua dello spionaggio. Questa è un’aggravante, perché prima di tutto si tratta di giornalisti. Una legge creata per garantire la sicurezza nazionale è stata utilizzata per indagare tra le email private di alcune persone, è stata utilizzata contro dei privati cittadini». Ora la difesa di Assange e Wikileaks si è messa in moto e, come ha annunciato Baltasàr Garzon: «Se riusciremo a provare che Google non si è opposta alla passaggio di documenti agli Stati Uniti, intraprenderemo un’azione legale contro Google e il Governo statunitense».

    Denunciare Google e gli Usa.
    Nella lettera inviata da Wikileaks a Google si legge: «Siamo sconcertati e turbati per il fatto che Google abbia aspettato più di due anni e mezzo per notificare ai propri sottoscrittori l’esistenza di un’indagine tra i propri dati». Già nel 2011, a seguito di un problema simile avvenuto con alcuni account Twitter, Assange aveva chiesto a Eric Schmidt, presidente di Google, di informarlo tempestivamente nel caso ci fossero altre “indagini” simili. La lettera si conclude poi con la minaccia di azioni legali nel caso in cui l’azienda non fornisca a Wikileaks l’elenco dei materiali e delle informazioni inviate alle autorità americane. Ora la palla passa al colosso di Mountain View.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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