21 September 2017
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    Wild, una corsa ipnotica verso se stessi

    Wild, una corsa ipnotica verso se stessi è stato modificato: 2015-04-11 di Federico Sanna

    Se in Into the Wild era la natura ad essere selvaggia, in Wild, diretto da Jean-Marc Vallèe, è la protagonista: la fatica di ritrovare se stessi, tra deserti e foreste innevate.

    Cheryl Strayed (Reese Witherspoon) è una donna alla deriva, destabilizzata dalla scomparsa prematura della madre, Bobby (Laura Dern), figura di riferimento e di appoggio: a causa della sua ripetuta infedeltà, il matrimonio con Paul fallisce, mentre si abbandona al richiamo dell’eroina. Consapevole dell’oblio in cui si è persa, decide di percorrere il PCT (Pacific Crest Trail), un sentiero escursionistico che va dal Messico al Canada, nella speranza di ritrovare se stessa. Nuovi incontri, ricordi, estratti di letteratura, lunghe camminate e situazioni critiche la conducono verso la salvezza.

    La madre.
    La madre di Cheryl è una donna forte, positiva, propositiva: nonostante sia sposata con un uomo alcolizzato e violento, trova lo spazio per amare i propri figli e, quando decide di lasciarlo, recupera la curiosità e la voglia di vivere. Ritorna a scuola, si impegna nello studio della letteratura, si dedica ai figli con amore e semplicità. La difficoltà economica non è un ostacolo, se si osserva il lato positivo delle cose. Cheryl dipende da sua madre, dalla sua sicurezza di sé, vede in lei ciò che dovrebbe essere, in una sorta di corsa circolare in cui l’affermazione di sé passa attraverso ciò che l’ha generata. La morte della madre non può che essere rovinosa: in mancanza della guida, Cheryl si affida al palliativo dell’istante, del nuovo, che sia un rapporto sessuale occasionale o una dose di eroina. Il matrimonio poggia su una base instabile e cade. Il disegno del cavallo che la ragazza e Paul si tatuano nel periodo in cui decidono di divorziare è l’emblema dell’affanno, di una corsa ipnotica, di Paul verso Cheryl e di Cheryl verso l’ignoto.

    Il viaggio.
    Una corsa ipnotica che termina in Messico e si trasforma in una camminata faticosa verso la luce, il Canada. Un pesante zaino è la croce che deve trasportare per migliaia di chilometri, attraverso deserti, montagne taglienti e gelide foreste. Ciò che le dà forza sono le citazioni letterarie con cui arricchisce i quaderni messi a disposizione dei viaggiatori nelle aree di sosta, ciò che la ostacola sono i ricordi roventi, che si manifestano come flashback lampo, gioiosi e strazianti, o canzoni di lontano eco, barriere da superare per maturare quella crescita interiore cui aspira. A situazioni di mera sopravvivenza, in cui Cheryl deve “negare il dolore” e sfruttare abilità nascoste, avendo il compito di superare se stessa, si alternano incontri con altri escursionisti. Queste casualità vengono recepite come occasioni sane e positive: non sono solo lo scambio di fluidi corporei, ma la condivisione di esperienze e pensieri. C’è qualcuno di cui potersi fidare, qualcuno con cui divertirsi, qualcuno con cui riflettere ammirando il tramonto. È un viaggio completo che rivive tutta la complessità della vita nel lungo cammino.

    La natura.
    Into the Wild (2007) di Sean Penn era la fuga borghese nella natura incontaminata: era una natura implacabile e muta che non contemplava la debolezza. L’orizzonte naturale, il muro di montagne e di conifere, sovrastava l’uomo, che risultava una presenza marginale e minuscola. In Wild la natura è un pretesto formale, l’allestimento estetico del percorso di formazione di Cheryl. Sono rari i momenti in cui la protagonista si immerge intimamente nell’ambiente, ne usa piuttosto l’estensione come cassa di risonanza dei suoi pensieri e dolori. Il film è impostato sulla struttura della narrazione “on the road”, in cui i personaggi e l’idea del viaggio costituiscono il centro della vicenda, tant’è che l’avventura naturalistica diventa un aspetto secondario, un’attività irrilevante con cui occupare la protagonista. L’incarico di emozionare è demandato ai numerosi flashback e ai ricordi tragici di Cheryl, le montagne sono un recinto lontano, più lontano delle mura della vecchia casa della ragazza.

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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