23 July 2017
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    Wu Ming 2: «C’è un pianeta per cui vale la pena lottare»

    Wu Ming 2: «C’è un pianeta per cui vale la pena lottare» è stato modificato: 2016-06-06 di Paolo Morelli

    Camminare non è solo un modo per spostarsi, ma anche uno strumento formidabile per conoscere e scoprire il territorio. Ne abbiamo parlato, a Cinemambiente, con Wu Ming 2.

    C’è chi, ogni volta che li incontra, continua a chiedere loro «perché non mostrate i vostri volti in televisione?», e la risposta è sempre qualcosa di molto simile a «perché vogliamo ottenere interesse per un progetto senza diffondere la nostra immagine». Stiamo parlando del collettivo di scrittori bolognesi Wu Ming, i cui componenti, per scelta, non mostrano i loro volti in tv o sui giornali. Una volta compreso questo, facciamocene una ragione e parliamo dei contenuti.

    Wu Ming 2, alias Giovanni Cattabriga, è stato insignito del premio “Le Ghiande” al festival torinese Cinemambiente, giunto alla 19a edizione (31 maggio – 5 giugno). Il motivo? La sua opera letteraria fatta di conoscenza diretta del paesaggio e racconto della Natura come se fosse un grande libro già scritto, che va solo “tradotto” in un linguaggio comprensibile a chi quel libro, vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza di attenzione, non sa più leggerlo. L’ultima sua fatica si intitola Il sentiero luminoso (ediciclo editore, 2016) e racconta un viaggio tanto semplice quanto complicato: andare da Bologna a Milano, a piedi, lungo la linea dell’Alta Velocità. La stessa filosofia del collettivo Wu Ming si ripete anche nel libro, come ha spiegato lo scrittore durante l’incontro successivo alla consegna del premio: «Ho costruito un personaggio fittizio sulla base di un viaggio che ho fatto io, così posso raccontare il paesaggio e non il viaggiatore».

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    Copertina de La via del sentiero

    Camminare come scelta di vita

    Il libro di Wu Ming 2 è una raccolta di racconti, con autori noti e meno noti, che rendono omaggio al camminare: un modo per guardare il mondo in maniera più profonda.

    L’intervista con Wu Ming 2.

    «Credo – ha spiegato, intervistato prima dell’evento, Wu Ming 2 – che camminare sia l’unico modo che l’uomo ha per spostarsi e capire il territorio in cui si sposta. Il paesaggio è un libro che l’uomo e la Natura scrivono a quattro mani. Ha un alfabeto, una lingua, una sintassi». Il problema, però, è la velocità. Qui Wu Ming 2 fa un esempio calzante: «Non possiamo pretendere di capire cosa dica un libro se lo sfogliamo velocemente, pur conoscendo la lingua e l’alfabeto in cui è scritto. Allo stesso modo, se ci spostiamo troppo rapidamente sul territorio, non riusciamo a guardarlo, perché siamo impegnati a evitare gli ostacoli». Per questo, dice, anche la bicicletta ha dei limiti: «Noi stabiliamo una gerarchia – ha aggiunto – tra gli elementi del paesaggio che attraversiamo». Prima c’è l’albero di fronte a noi, poi la staccionata subito dopo e solo per ultima quella chiesetta in cima alla collina che disegna l’orizzonte, e che forse non vedremo mai.

    Impedire il cammino.

    Torniamo al viaggio. Spostarsi a piedi da Bologna a Milano può essere un problema, non per la stanchezza (figuriamoci) ma per gli ostacoli. Non parliamo né di fossi da saltare né di muri da scalare, ma di proprietà private da “violare”, commettendo dei reati. «Paradossalmente – sottolinea Wu Ming 2 – prevediamo spazi non pedonali pur essendo bipedi, oppure accettiamo facilmente il fatto che possiamo spostarci a piedi solo lungo percorsi predeterminati. Uscirne ci sembra strano, non interessante o persino pericoloso». In un certo senso è vero: nel suo viaggio, lo scrittore ha commesso dei reati, come la violazione della proprietà privata, perché nel raggiungere Milano da Bologna, ha attraversato terreni privati i cui proprietari, se avessero voluto, avrebbero potuto denunciarlo persino per violazione di domicilio. Temiamo “pericoli” legati alla Natura, ma rischiamo di più di farci investire da automobili guidate da altri uomini o di subire una denuncia da altri uomini.

    «Non cammini mai tranquillo – ha continuato Wu Ming 2 – perché in qualunque momento temi ti possano contestare una violazione. È la conseguenza del nostro concetto di godimento della proprietà privata, che può essere pieno soltanto se possiamo escludere gli altri. Credo, invece, che dovremmo avvicinarci alla mentalità dei paesi scandinavi». In Svezia, ad esempio, qualsiasi proprietà pubblica o privata sottostà al “diritto di pubblico accesso”, che consente alle persone di attraversare i terreni a patto di rispettare “la libertà altrui”, quindi, per dirne una, evitare danneggiamenti. Un concetto tanto semplice quanto complicato da instillare in un Paese, come l’Italia, dove ciò che “non è mio” è visto come qualcosa di cui il cittadino può anche infischiarsene, tanto se si rompe paga qualcun altro. Probabilmente, però, se l’ambiente assumesse centralità nella gestione politica della nazione, con un po’ di tempo, si potrebbe scardinare questa mentalità.

    Paola Della Valle, Wu Ming 2 e Gaetano Capizzi (direttore di Cinemambiente), poco prima della premiazione [foto: Paolo Tangari]

    Paola Della Valle (curatrice sezione Ecotalk di Cinemambiente), Wu Ming 2 e Gaetano Capizzi (direttore di Cinemambiente), poco prima della premiazione [foto: Paolo Tangari]

    Cosa possiamo ancora fare.

    «Nella mia esperienza – ha aggiunto Wu Ming 2 – ho visto che siamo ancora in tempo per recuperare il nostro rapporto con la Natura. Da europei, spesso, percepiamo il cambiamento climatico come qualcosa di non urgente, perché non ne vediamo gli effetti immediati o confondiamo, più spesso, il clima con il tempo atmosferico della giornata. Ci sono Paesi, in Africa o in Sudamerica, dove gli scenari, invece, sono apocalittici». I pregiudizi, però, ci sono anche a proposito del nostro territorio. «Pensiamo spesso – ha spiegato – che la Pianura Padana sia un’enorme distesa di capannoni industriali, quindi se si costruisce un nuovo centro commerciale, tutto sommato, non è un gran danno. Invece non è così, c’è tanta natura incontaminata. Basta uscire dai sentieri prestabiliti, mentali e fisici, abbandonando l’immagine del territorio che ci siamo costruiti percorrendo l’autostrada. In questo modo capiremo che c’è un intero pianeta per il quale vale ancora la pena lottare».

    «Camminando – ha evidenziato – ti avvicini al punto di vista di un animale. Nella Pianura Padana, poi, c’è la convinzione che un’opera come, ad esempio, l’Alta Velocità, non abbia fatto alcun danno, anche perché non ci sono state grosse opposizioni né processi. Invece i danni ci sono, e sono evidenti se ci si sposta a piedi. Lo stesso vale per altre opere come la TEEM (Tangenziale Est Esterna di Milano) o l’Outlet di Fidenza».

    Una possibilità a cui non avevamo pensato.

    Durante l’incontro successivo, poi, ha suggerito alcuni spunti per chi volesse fare esperienze di questo genere. «Possiamo spostarci a piedi dalla nostra città – ha raccontato – tracciando un nostro sentiero. Esistono geoportali regionali utilissimi, poi c’è uno strumento importante come Open Street Map, costruito grazie al contributo degli utenti. Mi sono arrabbiato molto quando ho visto che nei libri di scuola dei miei figli veniva suggerito, per gli stessi scopi, Google Earth, che risponde invece a logiche commerciali e suggerisce ristoranti o supermercati». Non, di certo, sentieri. Inoltre, Google è impreciso nelle distanze piccole, dell’ordine dei metri (come con Maps), che diventano importantissime se ci si sposta a piedi.

    In copertina: immagine tratta dal sito ufficiale del collettivo Wu Ming.

    Di seguito trovate il booktrailer de “Il sentiero degli dei”, libro di Wu Ming 2 pubblicato dopo “La via del sentiero” (la cui recensione si può leggere seguendo il link in alto a destra, in questo articolo) e prima di “Il Sentiero Luminoso”, suo ultimo libro.




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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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